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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Gordiano Lupi. Muore Juan Almeida. Fidel Castro è ancora più solo
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2009

tratto da TellusFolio > Oblò cubano

Juan Almeida (nella foto, con Fidel Castro) se n’è andato per un infarto. Gli uomini e le donne che hanno fatto la rivoluzione cubana stanno lasciando solo Fidel, uno dopo l’altro. Juan Almeida era un padre storico della patria, un combattente rivoluzionario della prima ora, un uomo coraggioso e leale che ha lottato sulla Sierra accanto a Che Guevara. Juan Almeida Bosque, vicepresidente del Consiglio di Stato di Cuba, numero 3 del regime, è morto all’Avana all’età di 82 anni.  Fu uno dei primi a seguire Fidel Castro nel colpo di stato del 1952 e fu sempre in prima linea nei combattimenti al fianco del capo della rivoluzione, ha ricordato il governo cubano in una nota, proclamando per per il 13 settembre una giornata di lutto nazionale. I cubani sono stati invitati a rendere omaggio al vicepresidente nel Memorial José Martí in ogni luogo dell’isola. Almeida, la cui salma non sarà esposta, secondo la sua volontà, sarà sepolto con gli onori militari nel Mausoleo del III Frente Oriental Mario Munoz Monroy in data da stabilirsi. Per un destino strano della storia e per il gioco ironico della vita, il figlio di Juan Almeida, che porta il suo stesso nome, è un dissidente che è stato arrestato il 6 maggio scorso mentre cercava di raggiungere la famiglia negli Stati Uniti. Ha scritto Memorie di un guerrigliero cubano sconosciuto, che Yoani Sánchez ha definito «il racconto di un testimone stravagante: uno che frequentò coloro che ci spingono al sacrificio mentre conducono una vita di piaceri e di eccessi». Sempre di lui Yoani ha detto: «Il suo cognome fu un’aggravante, perché gli fecero pagare il fatto di non essere all’altezza epica che tutti si attendono dalla prole degli eroi».

La morte di Juan Almeida mi impone una riflessione sul personaggio di Fidel Castro, un uomo complesso che può essere reso semplice solo dall’odio anticomunista tipico dei nordamericani e dal rancore degli esuli cubani. All’opposto, molti comunisti di tutto il mondo lo idealizzano come un cavaliere senza macchia e senza paura. Chi ha fatto la rivoluzione al suo fianco lo adora e lo rispetta, molti hanno governato Cuba con lui, hanno fatto una rivoluzione di giovani che è invecchiata con loro. Il fascino che Fidel sprigionava sui giovani nel 1970, adesso si è svaporato con le nuove generazioni che conoscono la rivoluzione cubana dalla propaganda televisiva e dai libri di scuola. Fidel Castro resta uno dei personaggi latinoamericani più importanti della storia, insieme a Quetzacoatl, Colombo e Bolivar, perché è il primo rivoluzionario che ha portato un paese ispanico a un’organizzazione sociale moderna. Per raggiungere lo scopo ha utilizzato il totalitarismo carismatico e per molti anni ha avuto il suo popolo accanto. Adesso non è più così, perché Cuba è un vero e proprio Stato di Polizia, i cubani sono sempre più indifferenti alla politica e se ne tengono lontani, soprattutto non si illudono che la rivoluzione risolva i loro problemi. Fidel è riuscito a coniugare per anni idealismo e pragmatismo, non dimenticando mai il pane per la gente comune, mentre adesso si registra una totale assenza di collegamento tra le masse e chi le governa, pare quasi che la rivoluzione non conosca i problemi del popolo. Fidel ha sempre amato il contatto con la gente semplice, è un uomo che viene dalla campagna, nato e cresciuto in un’azienda agricola che ha studiato economia agricola per fondare a Cuba un’economia di quel tipo. Negli anni Settanta e Ottanta lo vedevamo sempre negli uffici, nei posti di lavoro, in mezzo alla gente per dare conforto e spingere a lavorare meglio. Tutto questo è andato scemando con il passare degli anni e si è accompagnato alla crisi del blocco comunista, quando la scelta della monocultura della canna da zucchero si è rivelata un errore. Adesso che la canna da zucchero non è più una ricchezza, servono altre risorse da turismo e industria.

Fidel ha sempre usato il potere per scopi rivoluzionari, come si nota da una serie di frasi che amava ripetere negli anni Sessanta: «Amo la rivoluzione come un lavoro, come un pittore, uno scultore, uno scrittore può amare il suo lavoro. Voglio che la mia opera abbia un valore perenne. La rivoluzione è un’arte, pure la politica è un’arte, la più importante, credo. La rivoluzione è il bene, tutto il resto è il male. Mi sono sentito un uomo solo grazie alla rivoluzione». Fidel ha cercato di costruire un mondo utopistico dove “a ciascuno sarebbe stato dato secondo i suoi bisogni”, non è mai stato un ortodosso e ha sempre rivendicato il suo diritto di costruire a Cuba il comunismo che riteneva più opportuno. Nel corso degli anni l’utopia cubana ha parlato di alloggi gratuiti, trasporto gratuito, telefono gratuito, teatro gratuito, cinema gratuito… ha cercato di creare un uomo nuovo che non lavorasse per denaro e per incentivi economici, ma per costruire una nuova società comunista. Ha fallito in pieno, se mai è stato vero che l’ha voluto fare, perché ancora oggi a Cuba mancano fogne, edifici per abitazione, generi alimentari e prodotti di prima necessità. In compenso è vero che non esiste villaggio dove non ci sia una scuola, un dispensario, un ospedale o un’industria. La rivoluzione cubana è stata un processo complesso, antiborghese, che voleva migliorare le condizioni di vita del popolo. Oggi possiamo dire che non c’è riuscita, senza timore di smentita, ma non siamo in grado di dire se Fidel ci abbia provato davvero, oppure se ha messo in piedi un meccanismo studiato a tavolino per rivestire di ideologia la sua sete di potere. Adesso da Cuba non scappano più i ricchi e i borghesi (non ce ne sono), ma solo tanti disperati in cerca di un futuro dignitoso che corrono il rischio di morire in mare divorati dagli squali piuttosto che continuare a vivere un orribile quotidiano. Fidel è riuscito a far accettare ai cubani un governo totalitario perché a Cuba non c’è mai stata una vera democrazia. Ai tempi di Batista la stampa era succube di governo e industria, le elezioni erano confronti politici fraudolenti vinte dai personaggi più disonesti, il capitalismo e la libertà economica arricchivano pochi cubani e tenevano il popolo nella miseria. I cubani non sanno cos’è una democrazia liberale perché non l’hanno mai conosciuta, per questo Fidel non ha avuto difficoltà a privarli di diritti fondamentali che non hanno mai avuto. Il Comandante ha sempre concepito la democrazia come investitura popolare, del tipo “lui parla alla folla e la folla applaude”, ma non è così che funziona nelle vere società liberali. D’altro canto va detto che ha realizzato l’uguaglianza sociale tra bianchi e neri e ha cercato di elevare i poveri a un livello più dignitoso, costruendo una rivoluzione sociale che ha trasformato Cuba in modo profondo e irreversibile. Oggi che il blocco comunista è caduto e che gli Stati Uniti hanno un governo guidato da un presidente democratico, è auspicabile un cambiamento di rapporti e un avvicinamento delle due nazioni. L’antiamericanismo di Fidel e le sue sfuriate contro l’imperialismo yankee non derivano dal marxismo-leninismo, ma dal nazionalismo cubano e dalla volontà di difendere la sua rivoluzione dalla minaccia nordamericana. In ogni caso la rivoluzione cubana ha fallito da un punto di vista economico, le città sono trasandate, cadenti, spartane, le strade sono piene di buche, i palazzi cadono a pezzi e hanno le mura screpolate da incuria e cicloni. Abiti e generi alimentari sono sempre più razionati, la tessera del razionamento alimentare è un’istituzione che non accenna a decadere e ha subito maggiori restrizioni con il periodo speciale, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del blocco socialista. Gli appartamenti non bastano a soddisfare le esigenze abitative e si vive in case sovraffollate dove convivono più generazioni. Le medicine scarseggiano, pure se ci sono buoni medici e la sanità di base è garantita per tutti. Al momento lo scontento non pare alimentare ribellioni e Fidel ha sempre avuto gioco facile nella manovra di isolare i pochi oppositori che hanno il coraggio di esprimere parole di dissenso. Fidel è sempre stato un personaggio ingannevole, sfuggente, misterioso, solitario; chi lo conosce bene dice di lui che è un uomo emotivo, volenteroso, arrogante, di sicuro onesto, coraggioso e idealista. Ha sempre creduto di essere un democratico, perché ritiene di aver agito con il potere conferito da un’investitura popolare. Il personaggio resta un enigma, di sicuro è un uomo che ha vissuto per il potere e forse è vero che ha tradito gli ideali della rivoluzione, ma a suo modo di vedere l’ha fatto solo per salvarla. «Non voglio scrivere la storia, voglio farla. E la cosa più importante che ho fatto è questa rivoluzione» ha detto negli anni Settanta. Ha governato a stretto contatto con le masse e per molti anni la maggior parte del popolo si è schierata senza riserve dalla sua parte, ma adesso non è più così vero, anche perché lui si è messo da parte. Fidel Castro morirà nel suo letto, nonostante infausti presagi che molti hanno espresso nel corso degli anni, ma le sue idee resistono nel tempo e vengono portate avanti dal fratello Raúl. Non resta che attendere per vedere che cosa diventeranno e se la rivoluzione dimostrerà la forza di adattarsi ai tempi che cambiano. La speranza è che non diventi attuale la frase di Simon Bolivar: «Servire la rivoluzione è come arare il mare».




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permalink | inviato da avana il 18/9/2009 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Figlio di Castro beffato in chat love story con una finta donna
post pubblicato in Diario, il 15 giugno 2009

Per otto mesi un prankster di Miami ha fatto credere al 40enne rampollo del Lider Maximo di essere una colombiana di nome Claudia. "L'ho fatto per dimostrare che a Cuba i privilegi come internet esistono solo per i potenti"

La storia è nota: uomo conosce donna su internet. Lui la corteggia, lei si rivela disponibile. Lui vive a Cuba, lei in Colombia. Superati i primi convenevoli la relazione, esclusivamente online, assume sfumature un po' piccanti e dopo otto mesi di scambio di mail e fotografie si fa urgente la necessità di un incontro. L'unica differenza rispetto alle solite storie d'amore nate sul web è che lui è il figlio scapestrato e playboy di Fidel Castro e lei, Claudia, non è una bella donna ma Luis Dominguez, un hacker di Miami che ha messo in forte imbarazzo il governo cubano.

Così, mentre a Cuba l'accesso a internet continua ad essere negato alla maggior parte dei cittadini, Antonio Lothario Castro, questo il nome del figlio del "lider maximo" chattava tranquillamente dal suo Blackberry con la presunta colombiana Claudia. Il fidanzamento di lunga data di Lothario, noto in patria come il playboy della famiglia Castro, non ha impedito al quarantenne di invitare la bella Claudia a Cuba. Ma è proprio lì che il gioco di Luis Dominguez è venuto alla luce.

Quella che sembrava la classica love-story su internet, fatta di email e conversazioni romantiche e piccanti via chat, era in verità solo un bluff orchestrato da un abile "prankster" per mettere in ridicolo il governo cubano. Non a caso la vicenda ha suscitato grande ilarità nella comunità americo-cubana del sud della Florida.

Dominguez, che è nativo di Cuba, ha raccontato di aver organizzato la "beffa" per mostrare l'ipocrisia di un Paese i cui governanti si concedono dei lussi a cui il popolo non ha accesso. "Mentre a molti cubani era vietato l'accesso agli internet caffè dell'Avana, lui aveva un Blackberry e un accesso illimitato a internet", ha spiegato Dominguez al Miami Herald, che oggi pubblicava una trascrizione delle conversazioni via chat fra Claudia e Lothario.

In questi scambi Castro, che ha utilizzato il nickname di Tonycsport, parla di fine settimana trascorsi nella nota località turistica di Varadero a Cuba, di acquisti di capi d'abbigliamento griffati e dei suoi viaggi intorno al mondo come medico della squadra di baseball cubana. E invita caldamente Claudia a raggiungerlo a Cuba, nonostante sia ufficialmente fidanzato con una 26enne produttrice televisiva.

L'idea dello scherzo è nata quando Dominguez ha visto in televisione Lothario Castro al seguito della squadra cubana di baseball a Cartagena, in Colombia. "Il pubblico lo trattava come una star, tutti volevano fare una foto con lui, soprattutto le belle donne", ha spiegato Dominguez al Miami Herald. "E' così che ho capito che avrei potuto avvicinarlo fingendomi donna".


da la Repubblica online

«Cuba muore di fame»
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2009
L’AVANA — Maggio 1980. Sulle spiagge di Key West — piccola iso­la nel Golfo del Messico vicino alla Florida — sbarcavano in continua­zione migliaia di cubani «desesperados» fuggiti dall’Isola per sottrarsi al regime di Fidel Castro. Una traversata che durava dieci o quindici gior­ni su battelli e pescherecci di modesto calibro, non adatti ad affrontare la furia dell’Atlantico. Ma all’approdo i fuggiaschi urlavano di gioia con quel poco di voce che gli era rimasto ed esibivano cartelli su cui stava scritto a caratteri cubitali «Abbasso Fidel» e «Viva Carter». Cor­rendo grossi rischi, avevano raggiunto il para­diso americano. Successivamente, molti di quei sedicimila profughi, delusi o semplice­mente vinti dalla nostalgia, sarebbero tornati a Cuba.

Ora, dopo l’apertura nelle scorse settimane del presidente Obama che ha allentato le restri­zioni per i viaggi nell’isola e la disponibilità al dialogo da parte di Raúl Castro, fratello di Fidel che in effetti gestisce il potere, sono in molti a chiedersi quali siano in realtà le condizioni di vita a Cuba e se nel cuore dei suoi abitanti per­sista ancora come ultima soluzione la fuga ver­so gli Stati Uniti. Una risposta me la dà senza esitazione uno studente di vent’anni, Daniel, che dice: «Se potessi, me ne andrei domani». continua...

da Corriere della Sera
di Ettore Mo

Servi e schiavi...
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2009
Ora vattene al mare... un po' di fresco ti farà bene

Gianni Minà, il servo parlante
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2009
Quello che davvero mi dispiace leggere sono le numerose email che ricevo, piene di minacce e di accuse d'essere fascista o peggio... solo perché dico che Fidel Castro è un dittatore.
Io credo che il vero punto debole degli "italiani castristi" sia proprio la loro nazionalità. Vivere 10 giorni a Cuba e fare il castrista può essere anche una bella avventura, una piccola illusione. Ma non viviamo d'illusioni e avventure del cuore?
Ben diverso è vivere a Cuba, da cubano. Con privazioni pesanti della libertà di espressione e di libera circolazione. Con l'impossibilità di fondare partiti/movimenti politici o anche solo giornali in libera distribuzione che siano critici del governo. Per non parlare delle libere elezioni dei propri rappresentanti. Dopo la Cina... Cuba è il paese al mondo col maggior numero di detenuti per reati d'opinione. Anche questo è taciuto dai castristi.

Spesso i fiancheggiatori di Fidel Castro mi dicono "questa poca libertà personale comporta però il successo del socialismo". Io mi chiedo... non si può aspirare ad un ordinamento politico e sociale che si basi sulla cooperazione e sull'uguaglianza dei cittadini senza per questo cadere nella dittatura... ma addirittura sperare nella democrazia?

Tempo fa ho pubblicato per Tellus Folio una "Lettera aperta a un filocastrista" , diretta a Leonardo Mesa, collaboratore a volte di quella rivista online. Leonardo Mesa dimostra un tale attaccamento alle pratiche antidemocratiche del regime castrista da risvegliare in me la maliziosa idea che per esso lavori. Non ho avuto il piacere di una sua risposta... malgrado chiedesi solo con quale umana pietà si intestardisse a difendere uno degli ultimi regimi dittatoriali del mondo... a scapito della morte di migliaia di balseros e del dolore di milioni di cubani.
Dovrò rassegnarmi.
Quando leggo commenti come quelli della signora di Livorno non mi sorprendo più. Esiste in Italia una vulgata storica su Fidel e sul Che che li dipinge, erroneamente, come santi rivoluzionari. Non è così naturalmente. Sono solo stati dei rivoluzionari. E come tali hanno ucciso in battaglia e assassinato dopo la presa del potere... tramite processi farsa e indegni di un paese civile (talvolta trasmessi alla TV!).
Fidel ha mentito a se stesso e al suo popolo, sulla Sierra aveva promesso la democrazia. Il Che ha dimostrato tutte le sue carenze militari (altro che manuale del guerrigliero) e la sua limitata capacità di visione politica in una avventura senza senso.
La vulgata che persiste è così collegata alla pubblicistica di regime (si veda Gianni Minà)... che addirittura ci dipinge una Cuba moderna e felice.
A mia domanda diretta un delegato dell'ambasciata cubana ha risposto così, davanti a 200 persone: "A Cuba non ci sono giornali di opposizione perché tutti sono felici del governo"
ed io: "Il 100% della popolazione è felice del socialismo cubano?"
lui: "Sì, il 100%".
E' chiaro che con il regime cubano ci sia poco da dialogare. E' chiaro che la vulgata storica di una Cuba felice di un Fidel geniale sia ancora persistente. Mentre Cuba è un paese depresso, povero, arretrato e senza diritti civili. Mentre la storia economica del paese ha dimostrato che il laureato in legge Fidel non capisca nulla di economia.
Cuba resta un sogno.
E i sogni sono spesso bugie velate di bellezza.

(Cuba è seconda solo all'immensa Cina come numero di prigionieri per reati d'opinione)
Un piccolo messaggio di Yoani Sanchez a questo blog....
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2009
Da:     yoani.sanchez@gmail.com
Oggetto:de Yoani Sánchez
Data:   03 maggio 2009 21:47:27 GMT+02:00
A:      pedrojuan@fastwebnet.it




Estimado Massimo:

Qué regalo más hermoso me has hecho con esas fotos!!!! Gracias por tan cariñoso detalle. dale un abrazo fuerte a todos los que están leyendo mi libro y apoyando mi blog.
Un abrazo especial para ti desde La Habana

Yoani


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