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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Di solito gli uomini mi dicono parole diverse
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2009

Mi svegliavo sempre all’alba. Senza che avessi qualcosa di preciso da fare uscivo e andavo in strada, verso la spiaggia il più delle volte. Di tanto in tanto incontravo le venditrici di frutta che iniziavano a preparare le ceste e qualche vecchio ubriacone. I turisti no. Era troppo presto per loro. Dovevano ancora riprendersi dall’alcool e dal sesso della notte precedente. Mi piaceva che non ci fossero in giro. Era bello vedere Cuba in mano ai cubani, almeno ancora per qualche ora. Era come se quei momenti di luce appena poggiata sul mondo fossero gli unici veri della giornata, come se la verità lentamente sfumasse nella bugia.

Delle volte fumavo, anche se era presto fumavo. Col sapore del latte in bocca mi accendevo qualche strana sigaretta messicana o peruviana, rimediata chissà dove e chissà da chi. E camminavo, voglio dire uscivo di casa esattamente per far quello. Camminavo e mi guardavo intorno. Guardavo. E guardavo. Non mi sarei mai stancato di farlo. Mi piace da impazzire come il cielo dei Caraibi si getti nell’oceano e come i colori prendano il sopravvento sul grigio della notte. Qualche volta entravo nel bar 24 ore. Fissavo le gambe delle cameriere e il seno della cassiera bionda. Non era bellissima. Voglio dire non era bella come le altre. Ma quel seno aveva lo strano potere di ipnotizzarmi. Era grande ma sodo e perfetto. Sembrava quello di una ragazza ben più giovane e la cassiera sembrava rendersene conto perfettamente, perché, non so come riusciva a farlo, ma quel seno era al centro esatto del mondo. Voglio dire che sembrava che tutto il bar, e la spiaggia, e l’oceano e io stesso, non potessimo far altro che ruotare intorno a quella meraviglia. Lo compravo là dentro il latte. Portavo il bicchiere alle labbra e non smettevo di fissare quella meraviglia della natura. No era perversione la mia, non mi piace la perversione. Mi piace tutto il resto.

Yania, si chiamava così quella cassiera conturbante, mi salutava sempre con un bel sorriso. Io ricambiavo il suo saluto nel solo modo che uno straniero potesse fare, lasciando una buona mancia. Non le avevo mai parlato prima di quel mattino. Lei non lo aveva fatto con me ed io non volevo costringerla a iniziare la lotta dei doppi sensi così di buon ora. Ma quella volta fu lei a dirmi qualcosa.

“Ti svegli sempre così presto?”.

“Dormo poco”.

“E la sera non esci?”.

“La sera esco, esco tutte le sere. Di solito vado a cenare all’Avana e rientro in piena notte”.

“E come puoi essere qua alle sei del mattino?”.

“Dormo poco. Da quando sono bambino. Tre ore al massimo”.

“Oh. È strano”.

“Sì, è strano”.

“Sei al Tropicoco?”.

“Sì”.

“Ci lavora mia sorella, è al bar”.

“Ora che me lo dici, be’ forse sì, ho capito chi potrebbe essere”.

“Ah ah ah, parli del seno tesoro?”

“Come dici?”.

“Parli del seno? Mi hai detto che forse hai capito chi potrebbe essere mia sorella perché ha il seno più grande del mio?”.

“No. Sì. Esattamente per questo motivo. Ho fatto mente locale e mi è venuto in mente che potesse essere proprio lei. Si chiama Dania, vero?”

“Esattamente. La conosci?”

“Preferisco i suoi cocktail a quelli degli altri barman e poi è sempre gentile”.

“Scusa se ti faccio una domanda, ma sei sempre solo?”

“Vuoi dire che non mi vedi mai con nessuna ragazza”.

“Volevo dire questo. Non hai la novia?”.

“Sono a Cuba per scrivere”.

“Sei un giornalista?”

“Uno scrittore. Sto scrivendo un romanzo”.

“Oh, che bello. Un romanzo ambientato all’Avana?”.

“Un romanzo ambientato a Tokyo”.

“In Giappone? Uno scrittore italiano che passa l’estate a Cuba per scrivere un romanzo ambientato a Tokyo? Ah ah ah, scusa se te lo dico ma è una situazione strana”.

“Sono pieno di situazioni strane. Diciamo che ci sono abituato e mi tengono compagnia”.

“Io sono una gran chiacchierona, forse ti sto annoiando”.

“Non mi annoia parlare con te. Anzi lo trovo… come si dice in spagnolo… eccitante”.

“Oh, eccitante? Ah ah ah, e perché lo trovi eccitante?”.

“Ti trovo una donna molto eccitante”.

“E vediamo cosa ti piace di me?”.

“Quel candore della pelle. Non so come tu faccia a restare così bianca. Poi il disegno delle labbra”.

“Di solito gli uomini mi dicono parole diverse”.

“Di solito anche io dico parole diverse”.

 

La radio cantava una canzone di Raul Paz. Era lenta e sensuale. Poche parole ed una musica leggera. Le presi una mano e la baciai augurandole buongiorno. Era bello fare lo stupido. Era bello starsene così lontani da casa e da sé stessi. Solo stando lontani da sé stessi si può pensare di essere proprio sé stessi.

Per un paio di giorni piovve. Scrissi molto e quello che mi sorprese fu che non gettai via quasi nulla. Il brutto tempo mi aiuta sempre a scrivere. Poi tornò il sole e la musica. Tornò la confusione sulla spiaggia. Le ragazzine venute dall’interno per vendere il proprio corpo e cercare sogni di felicità. Poi tornò tutto. E io non andai più a trovare Yania. Non c’era più bisogno.


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Yoani, Agosto 2009 (italiano)
post pubblicato in Diario, il 23 settembre 2009

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Figlio di Castro beffato in chat love story con una finta donna
post pubblicato in Diario, il 15 giugno 2009

Per otto mesi un prankster di Miami ha fatto credere al 40enne rampollo del Lider Maximo di essere una colombiana di nome Claudia. "L'ho fatto per dimostrare che a Cuba i privilegi come internet esistono solo per i potenti"

La storia è nota: uomo conosce donna su internet. Lui la corteggia, lei si rivela disponibile. Lui vive a Cuba, lei in Colombia. Superati i primi convenevoli la relazione, esclusivamente online, assume sfumature un po' piccanti e dopo otto mesi di scambio di mail e fotografie si fa urgente la necessità di un incontro. L'unica differenza rispetto alle solite storie d'amore nate sul web è che lui è il figlio scapestrato e playboy di Fidel Castro e lei, Claudia, non è una bella donna ma Luis Dominguez, un hacker di Miami che ha messo in forte imbarazzo il governo cubano.

Così, mentre a Cuba l'accesso a internet continua ad essere negato alla maggior parte dei cittadini, Antonio Lothario Castro, questo il nome del figlio del "lider maximo" chattava tranquillamente dal suo Blackberry con la presunta colombiana Claudia. Il fidanzamento di lunga data di Lothario, noto in patria come il playboy della famiglia Castro, non ha impedito al quarantenne di invitare la bella Claudia a Cuba. Ma è proprio lì che il gioco di Luis Dominguez è venuto alla luce.

Quella che sembrava la classica love-story su internet, fatta di email e conversazioni romantiche e piccanti via chat, era in verità solo un bluff orchestrato da un abile "prankster" per mettere in ridicolo il governo cubano. Non a caso la vicenda ha suscitato grande ilarità nella comunità americo-cubana del sud della Florida.

Dominguez, che è nativo di Cuba, ha raccontato di aver organizzato la "beffa" per mostrare l'ipocrisia di un Paese i cui governanti si concedono dei lussi a cui il popolo non ha accesso. "Mentre a molti cubani era vietato l'accesso agli internet caffè dell'Avana, lui aveva un Blackberry e un accesso illimitato a internet", ha spiegato Dominguez al Miami Herald, che oggi pubblicava una trascrizione delle conversazioni via chat fra Claudia e Lothario.

In questi scambi Castro, che ha utilizzato il nickname di Tonycsport, parla di fine settimana trascorsi nella nota località turistica di Varadero a Cuba, di acquisti di capi d'abbigliamento griffati e dei suoi viaggi intorno al mondo come medico della squadra di baseball cubana. E invita caldamente Claudia a raggiungerlo a Cuba, nonostante sia ufficialmente fidanzato con una 26enne produttrice televisiva.

L'idea dello scherzo è nata quando Dominguez ha visto in televisione Lothario Castro al seguito della squadra cubana di baseball a Cartagena, in Colombia. "Il pubblico lo trattava come una star, tutti volevano fare una foto con lui, soprattutto le belle donne", ha spiegato Dominguez al Miami Herald. "E' così che ho capito che avrei potuto avvicinarlo fingendomi donna".


da la Repubblica online

«Cuba muore di fame»
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2009
L’AVANA — Maggio 1980. Sulle spiagge di Key West — piccola iso­la nel Golfo del Messico vicino alla Florida — sbarcavano in continua­zione migliaia di cubani «desesperados» fuggiti dall’Isola per sottrarsi al regime di Fidel Castro. Una traversata che durava dieci o quindici gior­ni su battelli e pescherecci di modesto calibro, non adatti ad affrontare la furia dell’Atlantico. Ma all’approdo i fuggiaschi urlavano di gioia con quel poco di voce che gli era rimasto ed esibivano cartelli su cui stava scritto a caratteri cubitali «Abbasso Fidel» e «Viva Carter». Cor­rendo grossi rischi, avevano raggiunto il para­diso americano. Successivamente, molti di quei sedicimila profughi, delusi o semplice­mente vinti dalla nostalgia, sarebbero tornati a Cuba.

Ora, dopo l’apertura nelle scorse settimane del presidente Obama che ha allentato le restri­zioni per i viaggi nell’isola e la disponibilità al dialogo da parte di Raúl Castro, fratello di Fidel che in effetti gestisce il potere, sono in molti a chiedersi quali siano in realtà le condizioni di vita a Cuba e se nel cuore dei suoi abitanti per­sista ancora come ultima soluzione la fuga ver­so gli Stati Uniti. Una risposta me la dà senza esitazione uno studente di vent’anni, Daniel, che dice: «Se potessi, me ne andrei domani». continua...

da Corriere della Sera
di Ettore Mo

Servi e schiavi...
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2009
Ora vattene al mare... un po' di fresco ti farà bene

Yoani Sanchez contro Gianni Minà
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2009
L’improbabile intervista di Gianni Minà
di Yoani Sanchez - 9 maggio 2009
 
Tutta una serie di argomentazioni retoriche - così ampie negli anni Sessanta del secolo passato - muovono i loro colpi di coda moribondi in questo millennio da poco cominciato. È un modo di dibattere sullo stile delle “barricate”, ci si sistema dietro ai parapetti e da un luogo sicuro si lanciano insulti all’indirizzo degli oppositori, invece di argomentazioni. Gianni Minà ha spolverato una parte di quella consumata artiglieria. L’arsenale che ha riversato sopra di me è composto dalle solite accuse: sono una creatura del Nord e ho dimenticato in maniera predeterminata di ricordare i vantaggi dell’attuale sistema cubano. Per concludere mi ripete il ritornello che sono una “sconosciuta” a Cuba, dimenticando che mi sono sempre vantata di essere una persona piccola e insignificante.
Minà, invece, possiede un curriculum di tutto rispetto. È riuscito a intervistare la persona che ha retto i destini del mio paese per cinquant’anni, mentre noi cubani non abbiamo mai potuto rivolgergli domande o rispondergli con un voto depositato nell’urna. Il libro che è uscito fuori da quell’incontro veniva esposto nelle librerie negli anni in cui pensavo di abbandonare il liceo, perché non avevo scarpe da mettermi. Dalla nostra parte e lontani dalle vetrine dove veniva esibita l’ampia  intervista in edizione di lusso, succedevano cose molto diverse: si svuotavano le tasche, cresceva la frustrazione e prendeva campo la paura. Tuttavia non comparivano simili osservazioni nelle frasi elaborate di quella pubblicazione e l’autore non ha ritenuto opportuno pubblicare una seconda edizione per riparare a certe dimenticanze.
Mi piacerebbe suggerirle un paio di domande per un nuovo incontro tra lei e Fidel Castro, che probabilmente non avverrà mai. Indaghi signor Minà - lei che può parlare con Lui - come mai non decreta un’amnistia per Adolfo Fernández Saínz e i suoi colleghi, che hanno già scontato sei anni di galera per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi della mia vicina sul divieto di entrare a Cuba pronunciato nei confronti del fratello, dopo “aver disertato” durante un congresso all’estero. Trasmetta l’interrogativo di mio figlio Teo, che non comprende come mai per essere ammesso agli studi del livello superiore deve dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici.
Se lei può avvicinarsi a Lui - più di quanto è stato mai possibile a ogni cubano - le chieda di permettere a questi “sconosciuti” cittadini di associarsi, fondare un giornale, creare un emittente radiofonica, fare domande a un presidente o sfruttare un diritto - che lei esercita senza limiti - di scrivere pubblicamente opinioni molto diverse rispetto a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quella intervista - che lei non farà mai - diventerà un best seller su questa Isola.
 
Traduzione di Gordiano Lupi



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permalink | inviato da avana il 10/5/2009 alle 10:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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