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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Joselito
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2007
Joselito ci sapeva fare con le donne. Era una cosa di natura quella, senza grandi spiegazioni. Aveva cominciato giovanissimo con lo scoparsi le amiche della madre. Poi aveva continuato con quelle delle sorelle più grandi. Erano sempre le donne a chiedergli di fare sesso, a creare le condizioni perfette per cui lui dicesse di sì. Odiava le complicazioni.
Lui era bellissimo, un mulatto bellissimo e prestante. Aveva dei modi garbati per essere un miserabile, un arnese di cui parlava tutto il barrio. Eccoli riassunti i prosaici motivi del suo successo.
Non ci provava mai con nessuna. Doveva solo aspettare e scegliere quella che gli piaceva di più. Erano loro a farsi avanti, a dover vincere la lotta. Tutto più rilassante in questo modo, proprio meno faticoso. Aveva un talento innato per evitare i problemi e questo rendeva la sua vita più liscia d’un mare in bonaccia. Quando la madre si accorse della cosa chissà perché si sentì ferita nell’orgoglio. Fatto è che lo cacciò di casa a schiaffi e calci nel culo.
Doveva ancora compiere quindicianni ma sembrava un uomo fatto. Non ebbe problemi per trovare un posto dove stare. L’unico pensiero fu di scegliere quello che gli piaceva di più. Scelse la casa di Clara, una collega della madre che aveva appena cacciato il marito. Clara era una bella negra, tosta e dalle tette maestose. Lavorava in ospedale e di quando in quando al Malecòn, tanto per arrotondare e divertirsi un po’.
Era da tempo una delle sue preferite, non aveva l’aria implorante delle altre donne, cosa che lo rendeva nervoso. Fu lei ad insegnargli tutto. Come ottenere denaro da quel corpo così fortunato e come scopare le donne, per così dire, più esigenti. Altro non serviva a pensarci bene.
La negra non era gelosa, Joselito poi se ne sarebbe andato col suo solito sorriso gentile alla prima avvisaglia. Anzi aiutava il ragazzo a gestire i propri affari, gli procurava delle straniere.
“Fai uno sforzo Joselito”, gli diceva amorevole, “pure se non sono belle pagano bene. Dopo puoi fare quello che vuoi anche per un mese intero, insomma ne vale la pena”.
Joselito capì la lezione ed allora cominciò ad alternare ricche donne occidentali a ragazze cubane. Andava con queste ultime solo per il piacere di scopare, perché era proprio affascinato dal sesso. Credeva che stare a letto con una donna fosse il vero scopo del corpo maschile. Per questo Dio gli aveva donato quelle braccia forti, le gambe muscolose, e proprio per quello lo aveva reso così resistente allo sforzo fisico. Di amarne una a quel tempo non se ne parlava nemmeno. Lui in fondo le amava tutte. Provava una tenerezza sincera, un rispetto ed una curiosità per quegli splendidi esseri che erano. Anche quando le scopava, con l’energia che la sua natura caraibica gli aveva donato, lo faceva con passione e mai con rabbia. A letto, anche con le donne che non lo pagavano, cercava prima di dare piacere e solo dopo prendeva il suo. Ma lo pretendeva senza calcolo, senza strategia, con gentilezza.
Ognitanto Joselito si scopava la Clara. Lo facevano quando lui la vedeva triste per la fine di qualche storia. Oppure quando avevano bevu-to un bicchiere di troppo ed erano soli. Quella negra non si fermava mai,  s’innamorava sempre di uomini sbagliati. Una volta Joselito ne cacciò uno di casa con il machete. Era un negro grosso da far paura. Ma lui lo cacciò con coraggio, era un uomo ormai. La Clara piangeva perché era innamorata di quel tipo, che però non faceva altro che derubarla e picchiarla. Joselito la consolò, le disse che aveva dovuto cacciarlo. Lui non sopportava vederla soffrire così. Passarono la notte intera a baciarsi e coccolarsi, poi fecero l’amore con una tenerezza nuova.
Si prese carico di tutte le spese della casa. Non aveva dimenticato che Clara lo aveva accolto quando lui era senza un soldo in tasca e neanche un’idea della vita. Non aveva problemi a condividere i soldi che guadagnava, ma a dire il vero quella negra non chiedeva nulla, non lo aveva mai fatto. Stavano semplicemente bene insieme, senza la necessità di catalogare quel rapporto in qualche modo. Clara era un po’ madre, un po’ sorella ma anche amante. Non sarebbe stato semplice trovare una definizione, ma nessuno dei due la cercò mai.
Gli affari andavano davvero bene, Joselito era dotato non solo tra le gambe ma anche di una certa sensibilità. Migliorò con gli anni la propria educazione maturando un certo gusto estetico. Faceva buone letture, sapeva vestire. Se pur privo di presunzione iniziò a vedere Clara in maniera diversa, cominciò a trovarla un po’ semplice per i propri gusti. Quella negra era così. Non potevi chiederle di abbassare la voce o di vestire in maniera diversa. Era così, tutta cuore ed anima. Sorrideva chiudendo i pugni e lanciandoli verso il primo tavolino, oppure cantava ad alta voce canzoni romantiche e stupide. Clara era così.
Joselito decise di andare a vivere con la donna che gli aveva dato un bambino. Era la figlia di un generale dell’Esercito Rivoluzionario e viveva in una piccola villa immersa nel verde. Non che l’amasse, o forse lo faceva a modo senza bruciarsi dentro, ma voleva stare con lei. Tutto il tempo. Aprì un paladar di lusso dove andavano americani ed ufficiali dell’esercito. Aveva molto tempo per dedicarsi al figlio, e ci si divertiva da morire. Clara lo sapeva. Era una negra ma non era stupida, lo sapeva. Prima o poi sarebbe successo e non poteva avvelenarsi il cuore. Però pianse molto, stavolta in silenzio.
Joselito le comprò la casa dove Clara aveva vissuto per anni e non si videro più. Ma anche quello era amore.



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permalink | inviato da nix il 21/8/2007 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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