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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Davvero bene
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2007
I piedi della ragazza dondolavano sporchi di sabbia bagnata. Se ne stava seduta su quello che restava di un muro giallo scrostato dal sole, c’era scritto il solito Patria o Muerte dipinto dai giovani attivisti del Movimento 26 Luglio . Se ne stava là insomma, continuava a lanciare i piedi verso il sole, come una bambina.
“Cosa fai Clarita?”, le chiese quell’uomo.
“Faccio asciugare la sabbia sui piedi, così la tiro via in un momento”.
“Intendo dire sei sola o sei venuta con qualcuno?”.
L’uomo conosceva la ragazza perché l’aveva incontrata in un locale. A lui le donne piacevano giovani, con quell’aria un po’ ingenua così difficile da trovare nelle caraibiche. Erano stati insieme un paio di volte, ma aveva bevuto troppo quelle sere. A letto dovette fare tutto lei e la cosa ancora gli dispiaceva. Quella ragazza era davvero carina, non c’era uomo che passando non la guardasse o tentasse di parlarle.
“Sono venuta con mio fratello, perché me lo chiedi? Ho visto che mi guardavi da prima, quando eravamo sotto l’ombrellone”.
“Non sapevo fosse tuo fratello, tutto qua. Non avevo voglia di disturbarti”.
“Ma non mi disturbi mi vida, sei sempre stato gentile con me”.
Si misero d’accordo, avrebbero mangiato pesce in un piccolo ristorante sulla spiaggia. Poi sarebbero tornati insieme all’Avana, nell’appartamento dell’uomo.
“Ti piace il pargo? Lo fanno davvero buono”, le chiese.
“Oh certo che mi piace, mi piace molto. Però non sono brava a spinarlo, m’innervosisco subito”.
“Te lo pulisco io, stai tranquilla”.
Quell’aria da bambina lo eccitava da morire, la ragazza aveva un modo così gentile di parlare e di muoversi. Era molto diversa dalle altre, così sfrontate ed abituate a prendere la vita di petto. Lei la vita sembrava sfiorarla invece, cogliendo di tanto in tanto quello che le sembrava più bello. Come cogliere un frutto, pensò l’uomo, c’è chi lo tira via delicatamente e chi scrolla il ramo fino a spezzarlo.
 L’aveva cercata altre volte in quel locale, senza trovarla. Si era seduto e c’era rimasto qualche ora nella speranza di vederla entrare dalla grande porta di vetro. Aveva pensato anche a delle belle parole da dire, ad un regalo magari, per sorprenderla. È una di quelle che ci va ognitanto, si era detto, non tutte le sere. Le altre invece le trovi sempre lì, negli stessi locali. Troppo professionali pensava, non c’è la minima poesia così.
Talvolta nella solitudine più nera l’ipocrisia aiuta, ti da una mano, ed è da stupidi rendersene conto. Lui questo lo sapeva fin troppo bene e continuava a mentire a se stesso. Era spirito di sopravvivenza a ben vedere.
Aveva sulla pelle il sapore del sale, il profumo del sale. Era bello abbracciarla nuda e baciarla. La ragazza si muoveva dentro le braccia di lui con eleganza e lussuria, come fosse in acqua. Come una sirena piena di voglie blasfeme farebbe con l’amante.
Finalmente sarebbe stato un uomo, l’avrebbe presa con forza. L’avrebbe presa come un uomo deve fare. Il bagno in mare l’aveva tonificato, si sentiva un toro, stava bene. Davvero bene. Fecero l’amore per due ore. I loro corpi trovarono posizioni inattese e piene di promesse. Provarono un godimento fisico continuo, stranamente pieno di volgarità e tenerezza. Lui la fece godere, di questo ne fu sicuro. Il corpo di lei vibrava in quei momenti e comunque la sua fica umida, e l’odore pungente che emanava, erano prove sicure. Baciandosi godevano l’uno dell’altra, fino in fondo. Il condizionatore faceva compagnia con un fischio sottile ai loro gemiti leggeri. La stanza era piena di musica, appena toccata dalla feroce luce del sole che si faceva strada dalle imposte di legno. L’uomo si alzò per andare in cucina, prese da bere.
Quando la vide distesa cominciò a baciarle la schiena. Non aveva voglia di fare di nuovo l’amore ma solo sentire quel sapore salato. Le spostò i capelli dal collo, lo baciò. Lei sorrideva con il viso tuffato nelle lenzuola profumate. Quell’uomo era generoso e la trattava con dolcezza. Stava bene con lui, davvero bene. S’addormentò così, al fresco della stanza, mentre l’uomo le massaggiava con delicatezza la schiena nuda. I versi juairi di Polo Montanez riempivano l’aria.
Le chiese se potevano stare insieme qualche giorno. Intendeva proprio tutto il giorno, come con una novia  le disse per spiegarsi meglio. Lei si mostrò contenta, avrebbe guadagnato di più. Quello era esattamente il modo per guadagnare di più con un turista. Non poteva che esserne contenta.
“Però devo passare a casa mia. Prendo qualche vestito e altre cose. Parlo con mia madre”.
“Certo. Se vuoi ci vediamo da stasera, con tranquillità”.
Passavano le mattine in spiaggia. Clarita lo riempiva di attenzioni che lo rendevano felice. Cose piccole, come andare al capanno di legno per prendere una birra fresca, come accendere le sigarette che lui fumava di continuo. Di solito mangiavano là, pesce appena pescato e ben cucinato. Una volta trovarono anche dell’aragosta, che ormai il governo tendeva a vendere solo nei paladar  autorizzati. A lei piacque tantissimo e volle farsi delle fotografie.
Dopo pranzo rientravano in città. Il sole, il cibo, li rendeva forti. Facevano l’amore senza stancarsi l’uno dell’altra. Poi si addormentavano, toccandosi con le gambe e con le mani, sudore su sudore. La sera andavano a ballare, a bere qualcosa, per poi tornare nell’appartamento di lui.
La ragazza prese a leggere un libro spagnolo con cui l’uomo cercava di migliorare la lingua. Era bello vederla leggere. Strizzava le labbra e le mordeva ad ogni parola difficile. Poi sorrideva quando un personaggio diceva qualcosa di divertente o stupido. Lui di tanto in tanto le accarezzava i capelli, le baciava la testa.
“Hai un buon profumo, la tua pelle ha un buon profumo. I tuoi fianchi mi fanno impazzire Clarita”.
Non parlavano molto, tutto quello che si dicevano era gentile e breve. C’era qualcosa di sottointeso, di chiaramente sottointeso, il loro desiderio di stare bene e di passare insieme quel tempo felice.
Lui le parlò poi, le disse che sarebbe dovuto partire dopo un paio di giorni, che a pensarci bene difficilmente sarebbe ritornato a Cuba. Si scrisserò per un po’, erano lettere affettuose e piene di comprensione.
Poi uno dei due smise.
E l’altro fece lo stesso.




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permalink | inviato da nix il 24/8/2007 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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