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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Cose buone
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2007
Quando la pioggia smise di cadere Juanita era ancora con il naso schiacciato sul vetro della finestra. Guardava lontano. Laggiù il mare pieno di schiuma rabbiosa tocca il cielo. Mordendosi le labbra, tormentandole con una grazia distratta, pensava alle sue cose. Il vecchio sarebbe venuto, le avrebbe lasciato i dollari concordati sotto la statua della Madonna de la Caridad, per poi cominciare a spogliarsi. Lei sapeva cosa fare, sapeva benissimo come prendere in bocca il cazzo di un uomo e pensare ad altro. Per evitare di piangere e vomitare: pensare ad altro. L’automobile del vecchio era una di quelle Buick degli anni cinquanta, restaurata per bene. Con tutte le parti cromate che luccicavano e con una musica di metallo che usciva dal motore. Sembrava cattiva anche l’automobile del vecchio, proprio come il vecchio stesso. Perchè Juanita credeva che anche le cose potessero essere buone o cattive e ci pensava continuamente. Come sarà quell’albero si chiedeva. E quell’onda? Le mie scarpe sono buone, mi portano dove voglio. E quella nuvola anche, mi protegge dal sole cocente. Tutto poteva essere buono o cattivo, ed a tutto Juanita prestava attenzione. Ogni cosa che incrociava con lo sguardo cadeva nella rete dei suoi pensieri, pensando se questa fosse buona o cattiva, appunto. Le vicine del barrio dicevano che era mezza matta, fissava gli alberi e le strade, si fermava a guardare le biciclette rotte e le buche nell’asfalto corroso. La piccola è matta, matta come un cavallo, dicevano le vecchie sedute sulla porta di casa, dolce e inoffensiva ma proprio suonata. Però Juanita era anche altro, era la mulatta più bella della zona, sicuramente una delle più belle dell’Avana. Alta ed elegante, aveva un corpo disegnato, un viso semplicemente perfetto. Come i denti, i seni, le ginocchia dolci e sensuali. Aveva un culo che era una poesia, ed una bocca da far perdere la testa. Una delle puttane più ricercate. La madre ancora ringraziava tutti i santi per quella fortuna, per quella figlia mite e bellissima che portava con il proprio corpo un certo benessere alla famiglia. Perchè lei non si lamentava mai. Non diceva mamma sono stufa e me ne vado, se devo fare la puttana voglio essere io a darvi qualcosa e non voi a prendervi tutto. Juanita non diceva davvero nulla, era dolce e remissiva. Succhiava i cazzi che la madre le faceva trovare ed ogni tanto la ringraziava per quel vestitino nuovo o per il bagnoschiuma pieno di profumo di frutta. Della sua bellezza se ne cominciò a parlare fuori dal barrio, in tutta l’Avana Vieja, a Miramar, nel Vedado, negli altri quartieri, in tutta la città. Si diceva di questa mulatta dolce e tranquilla che ti potevi scopare senza che lei si lamentasse di nulla, senza che tentasse di far valere la sua bellezza umiliandoti per vendetta, come solo le puttane bellissime sanno fare e fanno. No, questa ragazza era speciale, sembrava una dea del cielo, fantastica e buona. Forse non stava là ad eccitarti dicendoti che avevi il cazzo più grosso del mondo, i coglioni più belli, ma non importava perchè lei era talmente sensuale che se avevi bisogno di quella roba per scopartela bhè... eri davvero un senza palle di merda. Quando la pioggia smise di cadere Juanita allora alzò gli occhi. Ora le nuvole erano diventate buone, quelle cattive avevano finito il proprio lavoro ed ora queste ne avevano preso il posto in cielo. Lei pensava a tutto questo con un sorriso appena accennato, quando arrivò il vecchio. Juanita non sono solo, le disse. Il tuo regalo sarà molto più grande oggi, però dovrai fare qualcosa di speciale piccola mia. Lei si voltò lenta-mente, lasciando lo sguardo come poggiato tra cielo e mare. Vide un ragazzo di fianco al vecchio. Un ragazzo dallo sguardo gentile e curioso, che la fissava negli occhi, ma senza quella rabbia da sconfitta degli altri uomini. La guardava come un uomo guarda un tramonto bagnato di sangue, con una curiosità senza parole. Juanita annuì leggera, e per il vecchio che la conosceva da bambina quello era il segnale che doveva chiarire la situazione. Questo ragazzo è mio figlio, le disse, io ti lascio qualcosa perchè tu gli possa portar via qualcosaltro: la sua ripugnante verginità. Cerca di essere dolce Juanita ma molto femmina. Voglio che mio figlio sappia riconoscere una donna, voglio che sappia goderne e soddisfarla ma voglio che non ne sia mai dipendente. Quindi insegna lui come darti piacere, come avere piacere da te. Ma specialmente insegna lui il disprezzo verso le puttane, come te Juanita non dimenticarlo, in modo che non ne sia mai schiavo. Tutto questo non è difficile, disse la ragazza, gli basterà semplicemente sentire con l’anima il disprezzo verso chi mi compra per un’ora, ed il gioco sarà fatto. Lo so piccola mia, disse il vecchio con un sibilo di voce, per questo l’ho portato da te. La statua della Madonna de la Caridad si piegò d’un fianco, i dollari erano tanti e piegati in due. Quello era un affare che avrebbe reso la madre di Juanita raggiante per una settimana buona. Ci sarebbe stato un bel pargo per cena, il platano fritto magari, forse l’indomani un vestitino colorato di mille fiori che la ragazza aveva visto nel negozio tutto specchi sul Malecon. Il padre avrebbe comprato finalmente dei sigari buoni e si sarebbe parlato del bel tempo che era già arrivato quell’anno e dei turisti con la loro pelle bruciata dal sole. Vi sarebbe stata una bella allegria ed un pò di musica. Forse il papà di Juanita, dopo qualche bicchiere di rum vero, avrebbe preso tra le braccia la mamma per farla ballare. L’avrebbe baciata davanti a tutti con i piccoli di casa, che avrebbero riso fino alle lacrime della follia del nonno. E tutto questo per qualche pompino ben fatto, per qualche piccola bugia e per aver dato la fica a quel ragazzino cresciuto come una colonna di marmo. Juanita pensava a quanto fosse strano che cose così buone e felici, a cui tutti avrebbero dovuto avere diritto, si possono ottenere con cose così cattive come succhiare il cazzo di uno sconosciuto. Deve esserci un misterioso equilibrio, si disse, come se Dio avesse fatto il mondo con una ricetta esatta. Gli ingredienti devono essere nelle dosi giuste. Se vuoi qualcosa di buono devi pagare lo scotto con qualcosa di cattivo, forse è tutto normale, forse è così. Ma forse no.
cose buone

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permalink | inviato da nix il 26/8/2007 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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