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avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
José stavolta non ne usciamo vivi
post pubblicato in Diario, il 15 dicembre 2007
"José stavolta non ne usciamo vivi. Di fuggire neanche ho più voglia. Quel maricon di merda ci troverebbe ovunque".
"Nessuno mi fotterà il culo amico. Ci puoi giurare. Troverò una soluzione e questo ti renderà perennemente in debito con me".
"Se salviamo la pelle ci puoi scommettere".
"Dammi la mano e ricordalo bene questo momento".

Puoi pensare a volte di essere perduto. Quando pur ragionando con mille cautele non vedi un buco di culo da dove fuggire. Allora… senti, puoi convincerti che la fine è vicina. Le fogne sono piene di topistronzi convinti di poter scappare da quella merda… che invece si sono ancor più infognati e persi.
José non era il tipo da credere di uscirne con semplicità ma avrebbe venduto cara la pelle. E poi aveva un'idea, la sua unica ricchezza.

“José ho detto a Rosalinda che vuoi vederla. Ti aspetta stanotte a casa sua e, scusa se te lo dico, ma per dio ti sembra questo il momento di sfotterti quella vacca?”.
“Cerca di non fare il cabròn Juan. Fai quello che ti dico e ricordati della tua promessa”.
“Va bene, va bene. Ma tu non stare là a ricordarmela ogni ora” .

Il Quercio li cercava semplicemente per rientrare del proprio investimento. Da giusto e lercio strozzino era sempre estremamente attento a queste situazioni del cazzo. Li avrebbe ammazzi però, questa era la voce. Da un po’ di tempo non dava il buon esempio a chi era in ritardo nei pagamenti e José e Juan erano molto conosciuti nel villaggio. Insomma non avevano davvero scampo, considerando che i soldi avuti in prestito erano spariti. Arsi dal sole infame di quella infame estate. Spariti con tutti i piccoli semi piantati con tanta cura e speranza. Il Quercio se ne fotteva di queste cose. Il Quercio era un duro, senza difetti e merdose debolezze. Solo con due passioni: la fica e i combattimenti tra galli. Insomma: una condanna a morte con gambe, braccia, e una faccia da far paura.

“Juan preparati andiamo a parlare con il Quercio”
“Cosa???? Cioè… che cazzo dici? Quello vuole i soldi. Ti rendi conto che….”.
“Dovresti tacere ora”.
“Va bene, va bene”.
“Noi lo sfideremo ad un combattimento tra galli. Questo è l’atto di proprietà della casa di Rosalinda, che già a metà appartiene a quel merdoso. Se il suo gallo vince avrà tutta la casa e le nostre teste. Se il suo gallo perde saremo liberi da lui e la casa tornerà a Rosalinda. Noi sfidiamo il suo Pinga. Il suo campione. E’ un gallo fottutissimo e assassino, ma vinceremo. Juan, vinceremo”.

Il Quercio appena ascoltati i termini della sfida dalla stessa bocca di Jose poggiò in terra il suo machete lucido. E scoppiò a ridere. I denti gialli sembravano quelli dei cavalli, solo più appuntiti e feroci. Scoppiò a ridere davvero di gusto, come non faceva da tanti anni. Accettò la scommessa. Naturalmente. Il suo Pinga non aveva mai perso un incontro.

(continua...)





permalink | inviato da avana il 15/12/2007 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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