.
Annunci online

avana blog dal sapore di rum cubano e sigari rubati...
Ho ucciso Fidel Castro
post pubblicato in Diario, il 28 febbraio 2008
L’Avana, 5 Maggio 2009 – ore 8:05 am
C’era un bel sole, la luce entrava dalle finestre col rumore dei ragazzini che andavano a scuola. I più piccoli imparavano a infastidire le bambine, che rispondevano con urla e risate. Aveva bevuto troppo la sera prima, le tempie battevano sangue. Nello stomaco un bruciore. Tagliò la barba con cura, per poi ascoltare, dalla finestra aperta del bagno, una canzone di El Tosco. Era una canzone simpatica: lui geloso le diceva che il suo volto era come un ventilatore. Girava a sinistra e a destra a cercarsi maschi. Ma lei, rispondeva quasi gridando, di amare solo lui. La stava fischiando da ore. Rideva di sé. Comprò dei fiori da una vecchia, poi si diresse verso il cimitero monumental. Il fratello era morto in mare. Mangiato da squali, fuggendo da Fidel. Portava i fiori a una tomba vuota, a una fotografia. Ma era un modo per parlare, ancora, con lui.
A mezzogiorno esatto andò a casa di Clara. Attendeva una telefonata che arrivò puntuale. Un amico gli diceva da Parigi che il nuovo disco era bellissimo, ma che aveva ricevuto anche quelli vecchi e li avrebbe fatti ascoltare presto ai suoi soci francesi.
Ora si sentiva al sicuro. Si sentiva leggero. Tutti i suoi manoscritti erano usciti dal paese e non sarebbero andati perduti. Comprò del rum commerciale e del pollo fritto. Fumò un robustos e sorrise. Pensò di tornarsene a casa e dormire un po’. Era eccitato e triste. Dopo ancora un paio di bicchieri s’addormentò sul divano, davanti al ventilatore acceso.

L’Avana, 5 Maggio 2009 – ore 9:35 pm
Stava correndo. Con il respiro affannato, col cuore che gli batteva in gola. Stava correndo e sceglieva a caso i vicoli, le strade, per fuggire lontano. Alcuni uomini della sicurezza nazionale avevano sparato, ma c’era un buio fitto in quella zona della città, ed era riuscito ad allontanarsi.
Aveva ancora il coltello tra le mani, correva con ancora il coltello pieno di sangue. Lo aveva infilato due volte nel petto del Dittatore. Una nello stomaco e l’altra, ne era sicuro, in un polmone. Sarebbe stato inutile tentare di salvarlo, stavolta il vecchio era fottuto. Fottuto. Non aveva scampo. Gettò il coltello dietro una siepe, si pulì le mani con l’erba. Poi ricordò di avere un fazzoletto.
Uscito dal Vedado si diresse verso il Malecon e comprò una birra. La gente rideva. La musica era nell’aria. Frotte di turisti scottati dal sole cercavano belle ragazze e froci. Prese a sorseggiare la sua Cristal, a canticchiare un bolero di Bebo Valdes. Una mulattina magra e carina gli chiese da fumare. Parlarono per un pò del più e del meno. Poi se ne andò a casa.
Sentiva le sirene urlare, un vicino lo chiamò dalla finestra. Si era sparsa la voce che avevano attentato alla vita di Lui. Che lo avevano ferito. Qualcuno arrivava a dire che fosse morto.  Scesero in strada, la gente era silenziosa e fumava nervosamente. La televisione di stato aveva già concluso i suoi programmi e alla radio non dicevano nulla. Qualcuno pensò di andare verso la sede della televisione, era successo tutto là. Il Dittatore aveva lasciato da un paio d’anni tutti i poteri al fratello, ma alla vanità della televisione non resisteva. Sembrava che un tipo fosse sbucato da dietro l’angolo e che lo avesse accoltellato. C’era un buio terribile, raccontava Jorge che lo aveva sentito dire da un tipo, e la gente aveva cominciato a scappare. La polizia aveva ammazzato cinque o sei poveri cristi che non c’entravano niente. Sembra fossero dipendenti della televisione che erano scesi per salutarlo. La voce che girava anche da quelle parti è che fosse morto.
In poche ore la città si riempì di polizia. Molti avevano delle attrezzature antisommossa. Altri impugnavano semplicemente le proprie armi, con una faccia più cattiva del solito. A Miramar c’era stato uno scontro a fuoco e due poliziotti erano rimasti feriti. Alcuni ufficiali si erano opposti a respingere i curiosi con la violenza. La madri urlavano ai figli di starsene in casa, le donne ai propri uomini chiedevano di fare lo stesso. Angel Torres fu il primo a tagliare la gola a un poliziotto che aveva truffato sua sorella. Il tipo gli aveva promesso un visto per Miami, ma, dopo aver incassato i risparmi di una vita, la spaventò con la minaccia dell’arresto. Poi altri si fecero giustizia. Molte spie del governo furono trovate fatte a pezzi il mattino dopo. Il fratello del Dittatore usò l’esercito, chiuse le radio. Poi tutto passò in mano a un generale vero, ma la libertà stava arrivando.
Finalmente.



Sfoglia gennaio        marzo